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Appunti per un discorso militante sui corpi (più due)

Il post con gli appunti per un discorso militante sui corpi lo trovate su Lavoro Culturale, è uscito una settimana fa e mi stava passando di mente di segnalarlo anche qui.

NOTA BENE: Se volete commentare, è meglio farlo sotto al post originario su LC, piuttosto che qui. Intanto vi beccate due suggestioni – una musicale e una letteraria – che integrano il post.

1)

Il rapporto è pressappoco quello che intercorre fra il coraggio e la guerra. La bellezza umana in questione è una bellezza di tipo particolare; si potrebbe definire bellezza cinetica. La sua forza e la sua attrattiva sono universali. Sesso o modelli culturali non c’entrano. C’entra, piuttosto, la riconciliazione degli esseri umani e il fatto di avere un corpo. Negli sport maschili non si parla mai di bellezza, di grazia o del corpo. I maschi possono professare il loro «amore» per gli sport ma è un amore che deve sempre improntato e applicato alla simbologia della guerra: eliminazione contro promozione, gerarchia di rango e livello, statistiche ossessive, analisi tecniche, fervore tribale e/o nazionalista, uniformi, rumore di massa, striscioni, pugni battuti sul petto, facce dipinte, eccetera. Per motivi non del tutto chiari, molti di noi trovano i codici della guerra più sicuri di quelli dell’amore.

(David Foster Wallace –  Federer come esperienza religiosa)

 

2) «Ho passato vent’anni ignorando di avere un corpo»

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